Mentre 'accordi lo strumento,
Mentre il tono stai a cercare,
Io pur debbo pensare
D'esser pronto alla parata:
Chi la palma m'ha a strappare
Non l'avrà certo rubata.
Dunque, attenda l'uditorio
E si chetino i ciarloni;
Spero che ognúun mi perdoni
Qualche error: perch'é evidente
Che non sbaglia mai in niente
Sol chi non ha tentazioni.
Un cantor tengon per buono
Quando val pit de? peggiori;
Ma, senz'esser dei migliori,
“Se si vengono a incontrare
E' dovere dei cantori
Ogni sfida di accettare.
Quando giunga l'occasione
T'uom si deve misurare
E non deve ricusare
Di mostrar quello che sa;
Molti han la vanità
Di volersi far pregare.
Da ragazzo fui cantore,
Ció lo sanno al colle e al piano;
Ma il destin perfido, strano
Mi perseguita instancato;
Io da quel tempo lontano
Sol i miei pianti ho cantato
Io quegli anni fortunati
Cercheró di rammentare;
Vedró se potró scordare
Un sí triste mutamento.
Chi ode rimarrá contento.
— Tempra, che dovrem cantare.
“Tempra, e canteremo insieme;
Il vegliar più forti rende;
T'uditorio qui ci attende:
Se tu in questo sei concorde,
Noi farem gemer le corde
Finché il giorno non s'accende.
E il cantor che si presenti,
Abbia o non abbia il compare,
Non mi vedrà tentennare
Benché il suo saper sia molto:
Andrem per lo stesso folto
Dalla sera all'albeggiare.
Seguirem poi, se hai piacere,
Sin che il giorno vada via;
E' una costumanza mia
Di cantar l'intera notté.
Una volta erano frotte
I cantor di fantasia.
Se qualcuno non ardisce
Di seguir la 'carovana,
O cantando non dipana
La matassa, glielo dico:
Gli convien suonare un fico
O tentar corde di lana.
Il Nero
Io non son, miei signori,
Che di ST un umil suonatore;
Sia lodato il Signore,
Che mi dá Poccasion de misurarmi
Con tin bravo cantore,
Tl qual potrà così sperimentarmi.
Qualche cosa di bianco c'é in me pure,
Sono bianchi i miei denti,
Senza fare con ciò brutte figure:
Color che vanno sul sentiero altrui
Debbon esser prudenti.
Mia madre ebbe dieci figli; i primi
Nove usciron normali;
E forse perciò l'ali
Stese su me la Podestà divina:
Nelle uova di gallina
Uno é pifi grosso e nove sono eguali.
Ha molto affetto in cuore
Il nero, eppur di ció non mena vanto;
Nulla c'é che somigli
Alla sua tenerezza ed al suo amore;
Egli é come l'angel del dolce canto,
Che sotto l'ala fa crescere i figli.
Libero vissi ognor, di lido in lido
Senza padroni andai,
Volando ognor cosi con l'ali tese,
Augello senza nido:
Quel che so me lo apprese
Un buon frate che in mio cammin
a (trovai.
lo so, come ognun sa,
Perché nel cielo rimbombino i tuoni
E conosco il perché delle stagioni,
Il perché dell'inverno e 'dell'està,
So donde l'acqua muova
Quando dal cielo cade giù la piova.
E so pur ciò che si nasconde in terra,
Anche nel suo profondo sen scendendo;
So dove Por si trova,;
Dove il ferro si trova
E so dove, ruggendo,
Sta il vulcano che fiamme e lave sferra,
So quel che vive nel fondo del mare,
Dove nacquero i bei pesci guizzanti;
Perché cresca la pianta d'anno in anno
E perché i venti fischino al passare.
Molte cose che i bianchi non le sanno
T/umile nero le volle imparare.
Son rude quando un rude mi é davanti
«Ma son mite con chi mi sa trattare;
Non s'annoierá troppo
Chi m'invita a cantare:
Per giudicare un zoppo
Non c'é come vederlo camminare,
Venuto qui tra voi
A portare il mio canto,
Chiedo perdon d'aver_osato tanto;
Se dovessi cadere in qualche errore,
Scusate prima, e riflettete poi
Che ad ogni error si trova error mag
Di ciò che il cantor umile dirà
Ognun può qualche cosa approfittare;
Lo si deve ascoltare
Pur se nero di pelle sia chi canti:
Apprendon gl'ignoranti,
Ma apprende ancor di piti quegli che sa.
Anche dietro una fronte la pit nera
Ferve la vita ed un pensiero brilla;
Ascoltatemi dunque con tranquilla
Mente e il giudizio poi non sia severo;
Anche nel ciel piú nero
C'é un astro che scintilla,
Se vuoi risposta quello che domandi;
E se il parlare mio t'appaia fosco,
Non scordare ch'é molto se conosco
Una o quand'é rotonda.
Ah! se tanto saggio sei,
Non temer da parte mia;
Ma poiché hai gia preso via
Ed hai pronto lo strumento,
Devi dirmi sul momento
Quale il canto del ciel sia.
Il Nero
Narran che del mio colore
Fece Dio l'uomo primiero;
Nondimeno il bianco, altero
Anche se n'ha cortesia,
Pur di dargli un nome oblia
E lo chiama solo Nero.
Nero é il diavol per i bianchi,
Per i neri ha bianca faccia;
Bianco o nero, non dispiaccia,
Noù é contro né in favore,
Perché gli uomini il Signore
Bianchi o neri tutti abbraccia.
E premessa l'avvertenza
Che a proposito venia,
Vedrò se la scienza mia,
Benché scarsa sia, potrà
Dir con tutta chiarità
Qual del cielo il canto sia.
Piange il cielo, 'canta il cielo
Anche quando tutto tace:
Piange il ciel con la rugiada,
Canta quando fischia il vento;
Canta quando vien la piova,
Canta quando mugge il tuono.
Martin Fiero
Dio faceva il bianco e il nero,
Senza dire: — Ecco i migliori
Dava lor pari dolori
E una croce a tutti dava;
Ma la luce anche creava
Per distinguere i colori.
E perció nessun s'adonti,
Niun si vuol qui molestare:
E° dovere a tutti dare
TI nome onde ognun si chiama,
Ma a nessuno toglie fama
Ciò che non poté evitare,
Ed a me piace il cantore
Che né si turba né erra;
E se il tuo saper rinserra
Quel del saggio più profondo,
Dimmi tu quale, nel mondo,:
E' il canto della terra
Poca cosa é il mio pensiero
E la mia ragione é blanda;
Ma rispondo alla domanda,
L'ignoranza non mi arretra:
Da scintille anche la pietra
Se l'acciar glielo comanda.
E ti darò una risposta
Qual poss'io che non so tanto:
Della terra fanno il canto
Delle madri il gran dolore,
Il singhiozzo di chi muore,
E di quei che nasce, il pianto.
Ben m'accorgo, Nero, che hai
L'idea pronta e le parole:
Sei valente, e non mi duole
Lo sgargiar de' tuoi colori:
Tra gli uccelli cantatori
Solo il maschio cantar suole.
E poiché venisti al mondo
Con il dono di cantare,
Non ti devi conturbare;
Molto'o poco, sii qual sei;
Ma spiegarmi ora mi dei
Quale sia l' canto del mare.
Il Nero
Niun gli augelli cantatori
Imitar certo pretende;
Di un regal che d'altri scende
Non si dee nessun vantare;
Può la gazza sillabare,
Ma sol la femina apprende.
Dammi aiuto, ingegno mio,.
Per guadagnar questa posta:
Il risponder molto costa,
Pure, voglio guadagnare
E vo' dirti per risposta
Quale sia 1 canto del mare.
Quando rugge la tormenta,
Il mar, che tutto rinserra,
Canta in modo tal che atterra,
Come se 'l mondo tremasse,
Quasi il mar si lamentasse
Che lo soffoca la terra,
Tutto quanto il tuo sapere
Mostrar devi adesso a me;
Vincerai soltanto se
Ti tien mano qualche santo:
Ha la notte un proprio canto;
Devi dirmi tu qual'e.
Il Nero
— 'Trotta pian, che ci son sassi
Disse a un bravo un uom prudente.
Ti rispondo umilmente
Che per canto la notte ha
Quel frastuono che uno sente
Ma di dove vien non sa.
Son reconditi misteri
Che la tenebra nasconde,
Ed é Peco che risponde
A chi grida il suo tormento,
Come infinito lamento
Sorto su chi sa mai donde.
Solo il Sol l'ombra penetra,
Solo lui all'ombra s'impone.
Vengon d'ogni direzione
Suoni incerti, or lieti or forti:
Son le anime dei morti
Che ci chiedono orazione.
Per le tue risposte, o Nero,
Ti decreto la menzione;
Hai davver disposizione
Ed inoltre molto sai,
Anche alle ombre valor dai
In ciascuna spiegazione.
Ed il suo dovere compie
Chi é leal nel dare il merto.
Ciò premesso, ora t'avverto
Che dobbiam seguir cantando,
A Dio l'anima lasciando
Di chi il mondo ha già diserto.
E il consiglio del prudente
Non é mai soverchio avere;
Sobria si dee mantenere
La parola del cantore:
Io vorrei da te sapere
Di dove nasce l'amore.
Il Nero
A domanda tanto oscura
Il rispondere é un piacere,
Benché sia troppo volere
Tanta da un nero baldanza;
Ma sapersi in ignoranza
I più scabri temi hai eletto,
Ama l'augello nell'aria
Che attraversa tutto solo;
E se al fine del suo volo
Va a posarsi su una rama,
Col suo canto allegro chiama
La compagna giù nel suolo.
Ama il tigre nel suo covo, du:
Dove é re, dov'é signore;
Di lí lancia con furore
Spaventose grida altere;
Ché non cantano le fiere,
Ma bramiscono d'amore.
Ama nel fondo del mare
Il pesce dal bel colore.;
Ama l'uomo con ardore,
Ama tutto ció ch'é vivo:
E' la vita divin rivo,
Dove c'é vita c'é amore,
Bravo Nero! mi sodisfa
Il tuo modo di spiegare;
T'incomincio a rispettare
Benché risi pria di te,
E ti voglio dimandare:
Che é la legge? dí: che é?
Il Nero
Ci son molte cose dotte
Ch'io non posso decifrare;
Da che appresi ad ignorare
lo di nulla mi sorprendo;
Ma che non mi burli intendo
Quei che m'invita a cantare.
Io non son cantore bravo,
La sapienza mia é un po” sciocca,
Pure, se cantar mi tocca Lt
Mi difendo di gran cuore;
Perch'io son come un liquore:
Servo se s'apre la bocca.
Poiché scegli a tuo piacere,
Non perció triste mi metto;
Ogni pianta da i suoi frutti.
Dicon; “La legge é per tutti”,
Ma la soffre il poveretto.
E' la legge ragnatela,
Anche se il contrario opini.
Non la tema chi ha quattrini -
Né colui che spende e spande:
Se irretisce i moscherini
Fa passar l'insetto grande.
La legge é come la pioggia:
Oggi é forte, diman lenta;
Chi la prende si lamenta;
Ma mi dice il mio cervello
Che lo stesso é del coltello:
Non ferisce chi lo avventa.
Le hanno messo nome spada
Ed il nome/le conviene:
Vede quegli che la tiene
Se'colpir dee meno o più:
Pur che tagli per Pingiú,
Come taglia, taglia bene.
Si, ci son molti dottori,
E la scienza lor saluto;
Ma chi é nero ha forte il fiuto
E benché poco ne intendo,
Tutti i giorni sto vedendo
Che é... la legge dell'imbuto.
Torno a dirti, o cantor nero,
Che la tua forza ho capita;
Pro facesti della vita
E di ciò m'allegro, vedi;
Son sicuro che: possiedi
Capital per la partita.
Ti ritorno quindi a dire
Quel che dirti é lealtà,
Sa onorar la verità
Chi la strada al vero sgombra:
Tú, di fuori sei tutt'ombra,
Dentro, hai molta chiarità.
Non si dovrà dir giammai
Che abusai di tua pazienza;
Ed in giusta rispondenza,
Se hai qualcosa a dimandare,
Puoi al momento incominciare,
Te ne do ampia licenza.
Il Nero
Non legarti, lingua mia,
Non ti devi ora turbare:
Erra ognun pria d'accertare;
Pur avendo tal difetto,
Chi sul mar va per diletto
Non deve temere il mare.
Ti faró qualche domanda
Perché il tuo parlar m'invita;
Avrài vinto la partita
Se mi dai nota sicura
Circa il tempo, la misura,
Peso e quantità compita.
E sará tua la vittoria
Te lo debbo dichiarare
Se ben chiar saprai parlare.
Chiaro e non sorprenda alcuno:
Sino a questo di, nessuno
Me lo seppe mai spiegare.
Vo' saper, perché lo ignoro
E ne' miei libri non sta;
La risposta tua potrà
essermi di buon governo:
A qual fine Iddio l'Eterno
Inventò la quantità?
Nero, vai troppo di fretta,
Como falco al nido 'spinto.
Vedo: molta scienza hai attinto,
Forte io pur son, nol nascondo:
Or vedrem se ti rispondo
E se ti dichiari vinto.
Uno é il sole ed uno é il mondo,
Sola ed única é la luna;
Dio, tu devi saper questo,
Non fe' quantitá nessuna;
Il Signor, come a me pare,
L'unità volle creare;
Creó l'uomo tutto il resto
Dopo che imparò a contare.
Il Nero
Vedrem se ad altra domanda
Tu risposta potrai dare:
Dio, che ci volle creare,
Lo saprà sicuramente,
Ma io ignoro qual movente
La misura ebbe a formare.
E tu ascolta attentamente
Quel che ora ti dirò:
La misura la inventò
L'uomo, e gli dovea giovare;
Ne' ti dei meravigliare,
Perché é facil pensar ció:
Dio dovea sol misurare
Quella vita ch'Ei creó.
Se non falla il tuo sapere
Ti proclamo vincitore;
Chi vuol farla da cantore
Deé saper ció che tu sai:
E ora, spero, mi dirai
Qual del peso sia il valore.
Serba Dio tra i suoi segreti
Ciò che tal segreto serra,
E dispose che cascare
Ogni grave debba in terra;
Per quel ch'io posso pensare,
Poi che sonvi i beni e i mali,
Fece il peso per pesare
I peccati dei mortali.
Il Nero
Se a quest'altra mi rispondi
Púoi tenerti vincitore:
La diritta do al migliore;
Sul momento spiega a me:
Quando il tempo fe', perché
Lo divise il Creatore?
Nero, ascolta ora il mio dire
Benché poca abbia importanza;
il tempo é solo tardanza
Di ció che sta per venire,
Non c'é punto da cui parta
E giammai concluderà.
Tempo é cerchio ben saldato,
Ed é cerchio eternità;
E se l'uomo lo divide,
la ragione, io penso, é questa:
Per saper quanto ha vissuto,
Quanta vita ancor gli resta.
Ti ho già dato le risposte,
Ma non vinco se l'impatto;
Se oltre auelle che hai già fatto
hai qualche domanda obliato,
io son sempre preparato
A levarti i dubbi ratto.
Non procedo con superbia
E nemmeno con jattanza;
L'uomo deve aver costanza
Ouand'é l'ora di lottare.
Ora t'invito a cantare
Sopra i campi qualche stanza.
Dunque, Nero, tira fuori
quel che sai di piane e serre,
Del bestiame e delle terre;
M'hai da dir qual opra imprende
T'uom che dal tempo dipende
In quei mesi che hanno Perre.
Il Nero
Mai dell'ignoranza altrui
Nessun si deve abusare;
Benché mi possa spezzare
Chi mi supera nell'arte,
Io non vo in nessuna parte
Per lasciarmi bastonare.
Ho gia detto che in lettura
non compresi mai una iota;
Se perdei, non sono idiota,
Non si umilia mai chi falla;
E di questo prendi nota:
Con me non si gioca a palla.
Già si sa che il meno svelto
Perdere deve alla carriera;
E la stessa cosa é vera
Quando in concorrenza sono
Un cantor di mezzo tono
E un cantor di voce intera.
Non vedeste in mezzo a un campo
Uomo sperso e derelitto
Aggirarsi tutto afflitto
Non sapendo dove andare?
Cosi suole capitare
al cantor che fu scoflitto.
Si lamenta anche una pianta
Quando il turbin la percote;”
E sio getto queste note
Damas ció consiste
Nel saper che ha notte triste
Fon ché. vincere non puote.
E da eo dí in avanti,
Chiamo il cielo a testimone,
E dichiaro alle persone
Che se mai l'estro mi chiama
Non canteró per la fama,
Ma per mia consolazione.
Vive sempre disperando
Quei che nulla ha da sperare;
In ció che non dee durare
T'uoni non pone mai il suo affetto:
T/'allegria ad un poveretto
Un dolor suole annunciare.
Questo triste disinganno
Finché vivo avró presente,
Consolarmi non val niente;
So che il volo ho troppo alzato:
Chi pel cielo non é nato
Alza gli occhi inutilmente.
Ed or prego gli auditori
Mi permettano di dire
Che se qui volli venire
Non fu solo per cantare;
Altra meta ho da toccare,
Ho un dovere da compire.
Giá sapete che mia madre
Diede al mondo dieci figli:
Crebber essi tra i perigli,
Manca il primo, il più affettuoso,
Egli cadde tra gli artigli
Di un malevolo rissoso.
E come nove orfanelli
Noi d'allora rimanemmo
E d'allora lo piangemmo:
Nulla più ci consolo;
L'uomo che ce lo ammazzo
Incontrar mai non potemmo.
E che in pace dorman l'ossa
Del fratel buono perduto!
Io non sono qui venuto”
A turbarle; ma se il caso
Si presenta, son persuaso
Che a ognun Dio darà il dovuto.
Se altra volta c'incontriamo,
Noi potremo completare
E concluder queste gare;
Canterem, se sei contento,
Sulla morte che suol dare
A' suoi simili il violento.
E qui giunto, miei signori,
Dirò, prima d'andar via,
Che son vivi tuttavia
I fratelli del defunto;
Non dimenticano punto:
Una morte non s'oblia.
E' un mistero sí profondo
Quanto sta per accadere,
Che non sono del parere
D'impancarmi ad indovino:
Quello chie vorrà il destino,
Poi l'avranno da sapere.
Alla fin serrasti il becco,
Dopo tutto il gran ciarlare!
Cominciavo ad imaginare,
Dalla posa, tanto tesa,
Che covavi una»sorpresa
Che non volevi svelare.
Poiché giá ci conosciamo,
Basti la conversazione;
Per trovar nuova occasione
Non ti dei molto affrettare.
Vedo già: va a cominciare
Altro gener di funzione.
Non so quello che verrà,
Neppur io sono indovino;
Ma tranquillo il mio cammino
Sino in fondo ho da seguire:
Tutti debbono compire
I decreti del destino.
Così va! Prima al confine
Per un giudice cattivo,
Poi tra gli indii fuggitivo,
Or, per mantenermi allegro,
Gli anni ultimi che vivo
Vuol turbarmi questo negro.
Dieci figli ebbe la madre,
E ció tutte non san fare,
E talvolta si può dare
che i dieci salgan buoni:
La colomba fa i piccioni
Che al vederli un solo pare
D'uomo di colore oscuro
Necessario é diffidare;
Quando giunge a S'adirare
Gli si desta odio nel petto
E, com'ogni ragno infetto,
Sempre pronto a pizzicare.
Conosciuto ho quasi tutti
Questi negri lottatori;
Ce n'eran superiori
Di fattezze e facoltà.
Vi farò un giorno, chissà?
una storia dei migliori.
Ma deve tirar ciascuno
Sotto il giogo cui é legato.
Non ho mai liti cercato,
a rissar piacer non sento;
Ma né delle ombre pavento,
Né spavento l'uomo irato.
E c'é ancor da sfare un nodo.
Vedo: ben che non c'é modo
Di riuscire a liberarsi;
Questo é ciò che suol chiamarsi
Il ribattere a uno il chiodo.